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LA TECNOCRAZIA SECONDO MANFREUD

  • di Emma Biancano Masi
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  • 05/05/2026 10.00AM

  • LA TECNOCRAZIA SECONDO MANFREUD

    Banksville Records, l'etichetta indipendente anglo-italiana con sede a Londra e a Vercelli, ha appena pubblicato "Technocracy", il terzo album di Manfreud, a soli otto mesi di distanza da "Humanoid in a Coma", il primo episodio della sci-fi opera in due atti, che si completa con quest'ultimo lavoro della durata di quasi un'ora. Abbiamo incontrato Manfreud in studio durante la masterizzazione curata dal suo produttore Paolo Baltaro.

    "Se nel primo episodio gli umani cercavano di salvare un umanoide precipitato in volo con il suo drone, in "Technocracy" descrivi un totale rovesciamento. Il potere e' in mano agli umanoidi che, grazie alla bio-computazione, hanno conquistato il Pianeta. Esatto?"

    "Si'. Il disco e il libro illustrato abbinato al CD sono ambientati nel 2049, esattamente ottant'anni dopo lo sbarco umano sul suolo lunare. Ho immaginato che i tremila supermiliardari accertati nel 2025, tra questi Musk, Bezos, Ellison, Huang, principi sauditi e i CEO della Silicon Valley, avrebbero destinato gran parte dei loro investimenti nella robotica generativa e nella bio-computazione al fine di creare una classe lavoratrice automatizzata, per ridurre drasticamente il costo del lavoro. Essi erano certi che gli umanoidi, dotati di organoidi costituiti da embrioni umani, avrebbero prodotto ogni genere di bene di prima necessita', automaticamente e in modo del tutto autonomo, azzerando cosi' le modalita' e i meccanismi abituali del lavoro umano, vale a dire i diritti, gli stipendi, le ferie, gli straordinari, i contributi, la sicurezza sul lavoro, le assicurazioni sugli infortuni, ecc... Una sorta di evoluzione di quello che gia' prima della rivoluzione industriale aveva immaginato Karl Marx nel "Capitale". Non a caso nell'album c'e' un brano intitolato: "Marx Did Not Foresee It", che possiamo tradurre in "Marx non l'aveva previsto". Cosi' i robot di ultimissima generazione avrebbero potuto sostituire interamente la classe lavoratrice umana nel campo dei beni primari di consumo: cibo, farmaci, energia, tecnologie. Ma tutto questo si trasformera' poi in un enorme errore di sottovalutazione nei confronti del potere umanoide, sempre piu' crescente e incontrollabile. Cosi' gli umanoidi, sempre piu' simili agli umani, ma molto piu' efficienti, potenti e intelligenti di loro, conquisteranno il potere instaurando una nuova civilta' interamente basata sulla tecnocrazia. Ovviamente la mia non e' una previsione catastrofica, ma una immaginaria proiezione futura su quello che sta gia' avvenendo ai nostri giorni, che senza una rete di protezione e organismi di controllo anche legislativi potrebbe causare la fine della nostra civilta'."

    Pensi realmente che in futuro possa accadere tutto questo? Cioe' che la scienza e la ricerca tecnologica possano sfuggire al controllo umano, creando cosi' una nuova specie vivente?

    "Non fino a questo punto, ovviamente, anche se la letteratura fantascientifica e il cinema hanno spesso previsto scenari futuri con straordinaria lucidita'. Basta pensare al film "Metropolis" di Fritz Lang, che gia' prevedeva la supremazia delle macchine nei confronti degli uomini, o al mitico computer HAL 9000 inventato da Stanley Kubrick in "2001: A Space Odyssey", capace di assimilare il linguaggio e le emozioni umane. No, non lo penso, ma e' indubbio che la tecnologia e la scienza generativa siano in mano a poche centinaia di dittatori multimiliardari che, in virtu' del loro strapotere economico, possono imporre un radicale cambiamento della nostra vita, superando il potere degli Stati e dei loro governi. Gia' nell'epoca trumpiana che stiamo vivendo sono stati barbaramente esautorati sacri principi come il diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani, il lavoro, la salute, l'istruzione, la democrazia, la libera informazione; insomma, tutte le conquiste sociali, culturali e politiche ottenute in secoli di storia dell'umanita'. Noi facciamo finta di niente, sottovalutiamo il problema, ma ogni giorno continuiamo ad avere rapporti con esseri virtuali e artificiali che tolgono il lavoro agli esseri umani. Basta comporre un qualsiasi numero telefonico corrispondente al "numero clienti" di una qualsiasi multinazionale telefonica, televisiva, energetica o di servizi commerciali, per venire a contatto con un assistente virtuale che ci impone di fornirgli i nostri nomi, codice fiscale, numero di telefono, partita IVA, indirizzo di residenza, ecc... Entriamo in luoghi grazie al riconoscimento vocale, tattile o facciale. In molte metropoli cinesi tutto questo e' gia' normale. E' lampante che tutto questo sistema, prima o poi, potra' generare un caos totale o una nuova forma di potere tecnocratico. La tecnologia e' talmente veloce che supera qualsiasi legislazione umana. E' praticamente ovvio che il genere umano stia subendo un cambiamento totale. Sono anni che inseriamo microchip sottopelle ai nostri animali domestici e non, e tutto questo ci sembra assolutamente normale. A pensarci bene, pero'... io nutro qualche dubbio. Dove ci portera' tutta questa innovazione? E lo e' veramente se non saremo piu' in grado di comunicare tra di noi?"

    Eppure, tu sei un amante della tecnologia. Anche musicalmente ti affidi molto all'elettronica, ad esempio.

    "Assolutamente si'. Il problema non e' tanto il mezzo tecnologico in se', quanto il suo utilizzo, che puo' essere corretto, stimolante e di servizio, quanto, al contrario, sbagliato, dannoso, persino criminale. Ad esempio, io detesto certe piattaforme musicali AI che non sono altro che software di plagio, oltretutto persino colluse con le major discografiche per la spartizione dei diritti economici d'uso, in barba agli autori. Per me e' pirateria pura, ma legalizzata. Al contrario, esistono in rete dei generatori sonori con i quali puoi inventare intere sinfonie, a patto di saperli addestrare con tutta la nostra creativita' e sensibilita' umana. A me piace condividere il lavoro umano e il sapere tecnologico. Una sorta di featuring creativo tra musicisti e macchine, che poi in definitiva e' quello che facevano gia' piu' di mezzo secolo fa geni come Karlheinz Stockhausen e Pierre Schaeffer, musicologo della musica concreta. Mi piace spesso citare una sua frase illuminante: quando assemblo frammenti di rumore, il suono modulato delle macchine, mi sforzo di articolarli come le parole di una lingua, che parlero' senza nemmeno comprenderla ne' averla mai appresa."

    Pensi quindi che sia cambiata la figura tradizionale del compositore?

    "Per molti si'. Ma nessuno impedira' mai a qualcuno di comporre musiche con il pianoforte, la chitarra o altri strumenti "fisici". Tuttavia, il ciclo industriale d'oggi consente una nuova figura di compositore piu' simile a quella dell'alchimista, a colui cioe' che assembla vari elementi nuovi o preesistenti. Il segreto e' saperli mettere insieme. Onestamente devo confessarti che uso molto di piu' il mio PC che il pianoforte, anche perche' con il PC posso registrare qualsiasi suono, rumore, voce, ovunque. Con uno strumento musicale tradizionale no. Trovo molto affascinante comporre musica attraverso il suono, senza l'obbligo dell'eccellenza melodica, ad esempio. La drone music, ad esempio, e' un fenomeno relativamente nuovo, piuttosto importante. Cosi' come la techno, da questo punto di vista, puo' coinvolgerti anche se priva di melodia. Del resto, la techno e' figlia della musica tribale o sciamanica, se vogliamo."

    In "Technocracy", pero', c'e' anche molta musica sinfonica...

    "Si', fa parte di quel mix che combina vari orizzonti, vari mondi e atmosfere. C'e' persino una traccia che definirei musicalmente epica. Questo perche' non e' un album di canzoni, ma di musiche strumentali, che suggeriscono temi e ambienti precisi. Praticamente una colonna sonora, per essere concisi."

    Per la prima volta, nel repertorio edito di Manfreud, stavolta c'e' anche una canzone. Come mai?

    "Non sono un talebano contrario alla canzone, ci mancherebbe; anzi, trovo che in una colonna sonora anche fantascientifica una canzone ci stia a pennello, se non altro per suggerire uno o piu' istanti di memoria. Infatti, nel racconto di "Technocracy" c'e' una impossibile storia d'amore tra una donna umanoide e un uomo. In "No Way to Love You" lei e' consapevole che la loro storia d'amore non potra' essere accettata dal cosiddetto Governo Supremo. Chi ha orecchie per intendere comprenda... E' un tema civile che conosciamo bene anche senza tirar dentro robot o cyborg. La canzone, infatti, superbamente arrangiata da Paolo Baltaro, che ha firmato con me la musica, e' volutamente retro'. Lo confesso... il riferimento esplicito e' "One More Kiss, Dear" di "Blade Runner", non tanto melodicamente quanto come significato. Ho sempre amato i contrasti. Atmosfere sonore synth del futuro e una canzone in stile anni Trenta. Fantastico. Poi il merito di "No Way to Love You" va assolutamente condiviso con Michiko, una giovane straordinaria cantante giapponese che paradossalmente non vuole fare la cantante professionista, perche' vuole laurearsi in scienze politiche. Altro paradosso. Tutti straparlano di talento, poi trovi una cantante come lei che ha un'estensione vocale pazzesca e un'intonazione perfetta, e lei decide di cantare per hobby. Il mondo e' davvero strano."

    Anche questa volta, come per il precedente "Humanoid in a Coma", hai abbinato un booklet, anzi un vero e proprio libro illustrato, al CD. Perche'?

    "E' un esperimento interessante che ti consente di dare precise linee guida di ascolto e di attenzione all'ascoltatore. Un concept album deve essere spiegato nel miglior modo possibile, perche' questa e' l'epoca regina del frazionismo, di piccoli o minuscoli pezzi che viaggiano da soli come meteore nello spazio. Siamo persino tornati agli anni Sessanta, quando funzionavano i singoli, i 45 giri. A me piace raccontare una storia completa e sceneggiarla in vari episodi, anche perche', oltre al musicista, questo e' il mio secondo lavoro, essendo anche autore e regista di docufilm e format televisivi; quindi, quando penso a un progetto musicale mi riferisco a una storia completa, con una sua precisa narrazione. E poi non sono bravo a scrivere canzoni. Anzi, trovo sia piu' difficile scrivere una bella canzone di soli tre minuti che una suite strumentale di venti. Ecco perche' preferisco scrivere un racconto nel libro abbinato al CD, piuttosto che testi di canzoni. Poi, se vogliamo dirla tutta, a me la canzone sta un po' stretta. Ha troppi codici imposti: l'orecchiabilita', il suono di moda, la stesura facile, la compressione alla Spotify, che detesto, il testo di immediata comprensione. Troppa roba tutta insieme. Non fa per me. Preferisco la musica, che ti da' la possibilita' di immaginarti un film nella tua testa in modo del tutto autonomo. E poi devo ringraziare il mio produttore: Paolo Baltaro, che per me e' il Phil Spector o l'Alan Parsons del Duemila. A volte ho l'impressione che non sia neanche umano: ha una memoria di suoni in testa che batte qualsiasi software e qualsiasi generatore di pack sonori. Non ho mai visto nessuno inventare effetti sonori e allo stesso tempo avere una cultura d'insieme che va dal mix al mastering come lui. Se l'avessi incontrato in epoca analogica avremmo potuto produrre dei dischi incredibili che ancora oggi sarebbero considerati dei master. Ma lui e' molto piu' giovane di me, per sua fortuna."

    Perche' sei cosi' prolifico? In soli due anni hai inciso tre album e mi dicono che hai registrato oltre cento composizioni, alcune anche per docufilm e musiche di sonorizzazione.

    "Perche' vado in direzione contraria in modo naturale. Tutti fanno singoli alla disperata ricerca di hit momentanee che durano magari un mese o poco piu', io invece preferisco fare concept album, ma magari con una frequenza simile a quella di chi produce singoli. Questo almeno finche' Paolo Baltaro non smettera' di produrre i miei dischi. Onestamente devo dirti che a me piace produrre. Se sto fermo vado facilmente in depressione. Ed essendo un artista anziano, almeno dal punto di vista anagrafico, ho necessita' di produrre per sentirmi ancora vivo e forse utile a qualcuno. Non c'e' niente come la musica che possa farti stare bene. E' un autentico miracolo. Altro motivo che spiega perche' non incido canzoni: la musica e' un lungo viaggio senza fine, non una passeggiata nel quartiere."


    Il disco è acquistabile sul sito di Banksville Records  in formato cd+libro, cassetta+libro, bobina+libro.  
    http://www.banksvillerecords.com

 
 

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